Musica Civica 21 e 22 marzo celebra il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nel 1915

programma musica civica

Sabato 21 marzo ore 19.00 San Severo, Teatro Comunale “G. Verdi” e domenica 22 marzo ore 18.00 Foggia, Teatro del Fuoco

IL PIAVE MORMORAVA Evento dedicato al centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nel 1915
CONVERSAZIONE “La Guerra grande. Storie di gente comune” con Antonio Gibelli

A seguire “Histoire du soldat” Musica di Igor Stravinsky Libretto di Charles-Ferdinand Ramuz
La marcia del soldato – Il violino del soldato Marcia reale – Piccolo concerto Tre danze: Tango, Valzer, Ragtime Danza del diavolo – Corale Marcia trionfale del diavolo
Ensemble da camera Musica Civica
Giampiero Mancini, attore (Narratore-diavolo)
Antonio D’Emilio, attore-mimo (Il soldato)
Silvia Carota, ballerina (La principessa)
Traduzione, adattamento e regia di Giampiero Mancini

Note d’ascolto: 1915-2015: cento anni dall’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale. Musica Civica dedica lo spettacolo “Il Piave mormorava” a questo importante centenario, portando in Capitanata uno dei più grandi esperti italiani della Prima Guerra Mondiale, lo storico Antonio Gibelli, e proponendo l’ascolto di un brano molto rappresentativo di quegli anni, la Storia del soldato di Igor Stravinsky. Le ultime pubblicazioni di Gibelli si sono molto concentrate sul primo conflitto mondiale: “La grande guerra degli Italiani 1915-1918”, “L’officina della guerra. La grande guerra e le trasformazioni del mondo mentale”, “La memoria della grande guerra nelle Dolomiti” e soprattutto “La Guerra grande. Storie di gente comune” (Laterza, 2014), in cui Gibelli ricostruisce il primo conflitto mondiale attraverso le storie di persone comuni che ne furono coinvolte e travolte. Per far riemergere la trama vissuta e sofferta della guerra, lo storico si affida al fiume carsico delle scritture inediti, fragili e spesso incerte, prodotte dai protagonisti nel fondo di una trincea o nella baracca di un campo di guerra o nella corsia di un ospedale. Le lettere inviate a casa dal fronte e dalla prigionia, i taccuini, i diari, le memorie scritte a distanza di tempo, gli album con le dediche dei malati alle infermiere danno un volto, un nome e un cognome, una storia alle speranze e alla disperazione di chi uscì vivo dal conflitto e di chi ne fu inghiottito. Il concerto che segue è strettamente connesso alla conversazione, proponendo il capolavoro di Stravinsky su libretto di Ramuz, l’Histoire du soldat, uno dei pezzi più rappresentativi di tutto il Novecento, nella versione originale per sette strumenti, voce recitante, mimo e ballerina. Scritto da Stravinsky proprio nel bel mezzo degli anni del conflitto, l’histoire venne eseguita per la prima volta nel settembre del 1918 sotto la direzione di Ernest Ansermet e certamente è un brano fortemente influenzato dagli eventi bellici, sia per la tematica di cui tratta, sia per la condizione personale di Stravinsky, che in quegli anni viveva un momento di povertà e di distacco dalla Russia proprio a causa del conflitto mondiale e della rivoluzione russa del 1917. La storia è quella di Joseph che sta tornando a casa perché in licenza. Durante il percorso il soldato, che spesso si ferma a suonare un violino di poco valore, ma a cui è legatissimo, incontra un vecchio signore. Si tratta del diavolo sotto mentite spoglie che chiede a Joseph di vendergli il suo violino in cambio di un libro che contiene indicibili ricchezze, narrando fatti non ancora accaduti. Il diavolo propone al soldato un patto: resteranno tre giorni insieme durante i quali Joseph gli insegnerà a suonare il violino e lui insegnerà al soldato a leggere il libro. Joseph accetta, ma passati i tre giorni e tornando a casa, il giovane si accorge che non sono passati tre giorni, ma tre anni. La sua fidanzata si è sposata con un altro uomo e ha un figlio, sua madre lo crede morto e nessuno lo riconosce. Il soldato va in cerca del diavolo arrabbiatissimo e lo incontra in veste di mercante di bestiame; il diavolo lo consola e gli dice che con il libro magico potrà diventare ricchissimo. Infatti Joseph inizia ad accumulare immense ricchezze, ma a perdere tutti gli affetti, non ultimo il suo violino, ormai posseduto dal diavolo. Dopo una serie di peripezie, Joseph decide di disfarsi delle sue ricchezze e di riprendere a viaggiare da povero, solo con uno zaino e con l’incolmabile vuoto dovuto alla perdita del violino. Seduto ad una locanda viene raggiunto dalla notizia che la figlia del re è molto malata e che andrà in sposa a chi la guarirà. Per una serie di eventi sarà proprio Joseph ad entrare nel castello per superare la prova. Ma lì nel castello c’è anche il diavolo che Joseph sfida in una partita a carte, dopo averlo fatto ubriacare. Il soldato riesce a vincere e a riappropriarsi del suo violino, vera fonte di vita e ricchezza, e con esso entra nella stanza della principessa dove inizia a suonare per lei, guarendola. Il diavolo, però, tornato in sé dopo l’ubriacatura, lancia una maledizione ai due sposi. Joseph si sente comunque tranquillo: ora ha tutto quello che vuole, la sua bella principessa e il suo violino. Purtroppo, però, una volta che si è venduta l’anima al diavolo, non si è più liberi e il destino vorrà che Joseph sarà portato via dal diavolo negli inferi al suono di una marcia trionfale. La maledizione si avvera e l’opera si chiude con la marcia trionfale del diavolo. Il capolavoro di Ramuz gode di una musica estremamente moderna e innovativa: Stravinsky usa i ritmi del ragtime, del tango argentino, dei valzer viennesi e un corale di Bach. Tutti questi materiali musicali sono trasfigurati da un utilizzo dei timbri dei sette strumenti molto nuovo, da un linguaggio estremamente complesso e frammentario, frutto eccellente e specchio implacabile di un periodo storico di disgregazione, povertà e guerra.

ANTONIO GIBELLI Storico genovese nato nel 1942, Antonio Gibelli è stato docente di Storia Contemporanea nell’Università della sua città, fino alla pensione. È uno dei maggiori studiosi della scrittura come pratica sociale e delle esperienze individuali e collettive nelle due guerre mondiali. Ha diretto la rivista Movimento operaio e socialista e ha collaborato con numerose altre riviste. Le sue ricerche più significative vertono sulla prima guerra mondiale. I suoi scritti, infatti, hanno profondamente innovato l’orientamento degli studi sul conflitto in una prospettiva di storia culturale, facendo uso per la prima volta di fonti come le relazioni degli psichiatri sui dissesti mentali dei soldati e le lettere dei fanti. Il suo volume La Grande Guerra degli italiani ha vinto il premio Acqui Storia nel 1999. Molte delle sue pubblicazioni hanno cambiato la prospettiva e la visione degli accadimenti bellici. La peculiarità del suo modo di fare storia nel Novecento consiste nella prospettiva “dal basso”, che inserisce ampiamente nell’analisi e nella narrazione i punti di vista della gente comune utilizzando le loro testimonianze epistolari, diaristiche e memorialistiche. Al fine di promuovere lo studio di questi materiali salvandoli dalla dispersione, nella seconda metà degli anni Ottanta Gibelli ha fondato, presso il dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea di Genova, l’Archivio Ligure della Scrittura Popolare (ALSP), oggi una delle principali istituzioni europee del genere.

GIAMPIERO MANCINI Definito dalla critica “uno dei talenti più cristallini del teatro italiano”, Mancini si fa apprezzare con “Il Grigio” di G. Gaber. La sua poliedricità lo ha sempre condotto a cimentarsi in cose diametralmente distanti tra loro, dalle fiction (Ris 4, Distretto di Polizia 7 e 8, I Delitti del Cuoco, La Squadra 8, 7 Vite, Caccia al Re…) alla conduzione di programmi (per SKY Gambero Rosso Bollicine sotto torchio e Piatto ricco), dalle pubblicità (testimonial per la guida del Gambero Rosso e protagonista degli spot di Pizza Hut e della catena Kotsokolov) ai voice off (voce di Vallanzasca ne La storia siamo noi di G. Minoli per Raitre), dai radiodrammi (G. Bompart in La storia in giallo Radiotre) ai reading (Pasolini, Bukowsky, D’Annunzio e l’ultima fortunatissima Lectura Dantis con la quale ha debuttato a Salisburgo). Con Tuo Hank prima e Maree e Far finta di essere Gaber poi, il legame con la musica diventa imprescindibile. Come attore-cantante Mancini trova la sua dimensione ideale, collaborando stabilmente con le più importanti istituzioni sinfoniche nazionali ed internazionali. Molti i suoi lavori in scena nei più importanti teatri italiani: Strappami la Vita, Histoire du soldat, Il demone e la fanciulla, Pierino e il lupo, Il Bue sul tetto, Il Carnevale degli animali, Io Mozart, Carmen, Vi assicuro che zio Ludwig ecc. Premiato in Versilia come uno dei dieci migliori artisti italiani nell’ambito del teatro-canzone, da 9 anni è direttore artistico del laboratorio di Formazione attoriale S.M.O. di Pescara e continua a conciliare l’attività di direttore artistico e trainer nella sua scuola con gli impegni televisivi. Nell’ultimo anno ha recitato per la televisione nel film tv prodotto dalla Rai La casa dei papà, in Rex 5, Don Matteo 8, nei panni di Giacomo Puccini nel kolossal Il grande Caruso. Ha concluso ultimamente a Malta le riprese di Come un delfino 2 con Raul Bova e attualmente è impegnato sul set di RIS Roma 3. Ha scritto la drammaturgia del musical Turandot, tratto dalla Turandot di Puccini, che debutterà in Corea a giugno 2015 e poi sarà presente nei cartelloni di tutto il mondo.

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