Shady Hamadi, il 18 aprile a Lucera, Libreria Kublai e il 19 aprile a San Marco in Lamis

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Shady Hamadi e cosa vuol dire essere siriani, 18 aprile, libreria Kublai ore 20.30 a Lucera e il 19 al Giannone a S. Marco in Lamis, in mattinata
Il 18 aprile, alle 20.30, sarà in libreria lo scrittore italo-siriano Shady Hamadi, per un incontro organizzato dall’associazione Mediterraneo è Cultura e da Kublai in cui parleremo di Siria, di quello che sta accadendo, di quanto interpelli la nostra esperienza di cittadini e di cosa voglia dire per un ragazzo di ventinove anni in esilio essere un siriano.
Shady Hamadi è nato a Milano nel 1988 da madre italiana e padre siriano. Fino al 1997 gli è stato vietato di entrare in Siria in seguito all’esilio del padre Mohamed, membro del Movimento nazionalista arabo. Con lo scoppio della rivolta siriana contro il regime di Bashar al-Assad nel marzo 2011, Hamadi diventa un attivista per i diritti umani e un importante punto di riferimento per la causa siriana in Italia. Collabora con “Il Fatto Quotidiano” dove tiene un blog. Con Add editore ha pubblicato “La felicità araba” e “Esilio dalla Siria”.

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Esilio dalla Siria al Giannone di San Marco in Lamis e al Bonghi di Lucera
Mercoledì 19 Shady Hamadi sarà al Giannone di San Marco in Lamis e al Bonghi di Lucera per discutere con gli studenti di Esilio dalla Siria, il suo ultimo libro pubblicato da Add editore e già presentato a Lucera lo scorso giugno.
Attraverso il suo personale esilio e il racconto della sofferenza del popolo siriano che sta conducendo una lotta quotidiana contro l’indifferenza, Hamadi affronta temi fondamentali come identità, integralismo, rapporto tra le religioni, libertà e lotta contro la dittatura.
Ricordi, incontri, riflessioni sulla società siriana si alternano in questo volume che «vuole essere un ambasciatore capace di arrivare a tutti coloro che sono confusi dal tanto rumore che si fa quando si parla di terrorismo e mondo arabo». La morte di Mustafa, inghiottito nelle carceri del regime siriano; il viaggio di Samer, un borsellino per bagaglio e tanta determinazione; il ragazzo dell’ospedale di Tripoli pronto a uscire per combattere con un braccio solo; il confronto con gli attivisti della società civile e con la gente di tutti i giorni, puntellano una narrazione che dà volto e dignità alla Siria e a un popolo che vuole l’emancipazione dalla dittatura e dal fondamentalismo, sotto lo sguardo disinteressato (o forse troppo interessato e per questo muto) dell’occidente.

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